Palazzo Zabarella

Situato nel pieno del centro storico di Padova, Palazzo Zabarella – edificato per volere dell’omonima famiglia tra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII – è un’importante memoria della più illustre storia cittadina e, oltre a questo, una notevole testimonianza artistica degna del rilievo nazionale che possiede. Ma esso rappresenta anche – e soprattutto – quella prestigiosa realtà culturale che da oltre vent’anni si propone di progettare, ospitare e promuovere mostre d’Arte di spessore internazionale, sia in termini di rigore e serietà scientifica, che di entusiasmo e coinvolgimento del pubblico. Aspetti, questi, entrambi coltivati con la massima cura, fin dalla riapertura dell’edificio dopo i rilevanti e scrupolosi interventi di restauro per assumere le rinnovate ed attuali vesti di centro culturale polivalente di grande respiro e prestigio.

Dal 1997, infatti, Palazzo Zabarella ha ideato, presentato e realizzato una grande mostra evento ogni anno. Ciascuna di esse è stata la tappa caratterizzante di un lungo ed affascinante dialogo instaurato con il pubblico nel corso del tempo, inizialmente volto alla riscoperta e valorizzazione dei movimenti e degli artisti italiani dell’Ottocento e Novecento. Una serrata attività testimoniata e documentata anche da prestigiose pubblicazioni scientifiche e raffinati cataloghi la cui stesura è stata affidata a studiosi di meritata e riconosciuta fama internazionale. Ogni evento, infatti, è stato – ed è – il frutto e la sintesi finale di un attento e rigoroso percorso di approfondimento e di ricerca condotti – su invito ed incarico dello stesso Palazzo Zabarella – da una

selezione dei massimi esperti e specialisti di un dato specifico ambito storico-artistico. Tutte le esposizioni succedutesi fin qui nel corso degli anni, infatti, si sono sempre distinte per il loro grande e riconosciuto valore scientifico ed artistico, come anche per le notevoli capacità di accoglienza e personale coinvolgimento dei visitatori. E non a caso, ogni iniziativa è sempre stata premiata tanto dalla critica più autorevole, quanto da un numeroso e fedele pubblico fidelizzato negli anni: caso più unico che raro, in effetti.

Oggi Palazzo Zabarella continua la sua attività di ricerca e di promozione dell’Arte ampliando i propri orizzonti di interesse e rinnovando così le tematiche di indagine culturale sulla base di nuovi ed importanti eventi capaci di esprimere la tradizionale qualità delle sue proposte al pubblico. Un approccio che mantiene le ragioni fondanti dell’importante centro culturale che da realtà privata – esempio unico nel suo genere – è stato capace di porsi fin dal suo esordio come serio ed affidabile interlocutore, del tutto paritario, rispetto a Musei nazionali ed internazionali, Soprintendenze ed Istituzioni culturali di primaria importanza, nonché grandi collezionisti privati. E ciò nella volontà comune e condivisa di contribuire a sostenere, organizzare e promuovere attività artistiche e culturali ispirate a valori e standard di pura eccellenza scientifica ed espositiva, senza mai dimenticare l’obbiettivo di un pieno appagamento emotivo e culturale del pubblico dei visitatori, di ogni età e nazionalità essi siano.

Palazzo Zabarella testimonia una lunga storia che, iniziata nel corso dell’VIII secolo a. C., prosegue fino alla nostra contemporaneità. Contemporaneità che, per lo storico palazzo padovano, si può dire inizi nel 1996, quando giunge a conclusione la sua imponente e minuziosa opera di restauro durata quasi dieci anni. Una sfida non semplice, intrapresa con studio e passione e che, una volta vinta, ha riportato Palazzo Zabarella all’originario ed antico splendore e – cosa più importante – ad una nuova vita ed una rinnovata funzione.

Risalgono all’VIII secolo a.C. i primi insediamenti nel sito oggi occupato da Palazzo Zabarella – ovvero l’antica sede di un porto fluviale sul Brenta – quando compare un primo nucleo abitativo dotato di laboratorio esterno per la lavorazione dei metalli. Fra la fine del II secolo a.C e gli inizi del I il complesso si sviluppa ulteriormente: i materiali di costruzione sono ora durevoli, sottolineando l’aumento delle attività artigianali e il conseguente benessere, come ben testimoniano gli intonaci affrescati e gli eleganti pavimenti a mosaico rinvenuti durante gli scavi. Il complesso cresce così di pari passo con l’evoluzione urbana ed economica di Padova, ed in perfetta sinergia con essa, fino al crollo dell’Impero Romano.

Padova torna a riassumere la sua forma di città intorno al 1049, anche in ragione di una riaffermata vocazione commerciale favorita dall’ascesa della Signoria dei Carraresi, che durerà fino al 1405, quando la città passerà definitivamente alla Repubblica di Venezia. È nella cerchia di potere dei Carraresi che appare la famiglia Zabarella, che in seguito, sotto Venezia, si eleva a nobiltà, divenendo fra le casate patavine più in vista. Fra la fine del XII secolo e l’inizio del XIII, inoltre, la famiglia edifica quella torre che tuttora caratterizza Palazzo Zabarella.

Nel corso dei secoli il Palazzo resta in possesso degli Zabarella: vista la sua centralità nel rappresentarne il potere economico e politico, la sua proprietà viene trasmessa solo ai discendenti maschi più prossimi. Fra questi, i fratelli Giovanbattista e Lepido Zabarella che, nel 1672, decidono una razionalizzazione dell’edificio rispetto alle sue nuove funzioni. Il pubblico perito Tommaso Sforzan progetta allo scopo una struttura principale articolata su due corpi – a loro volta insistenti sulla preesistente torre medievale – e completata dagli scoperti delle pertinenze di servizio, dal pozzo in comune e dal giardino.

Nel 1802 il conte Giacomo Zabarella, in occasione del proprio matrimonio, predispone un rinnovamento degli spazi del Palazzo. L’incarico viene affidato all’architetto Daniele Danieletti, il quale opera in maniera rispettosa e conservativa, adattando le strutture preesistenti alle armonie del coevo gusto neoclassico, come testimoniano l’atrio colonnato, il vestibolo e lo scalone. Tra il 1818 e il 1819 vengono incaricati di affrescare le sale tre pittori di grande fama: Giuseppe Borsato (1770-1849), Giovanni Carlo Bevilacqua (1775-1849) e un giovane Francesco Hayez (1791-1882). Nel 1846, alla morte del conte, la famiglia Zabarella si estingue. Il Palazzo passa così ad altri privati fino al 1920, quando il Credito Veneto lo acquisisce per farne la propria sede. Nel 1925 l’edificio viene ampliato dall’architetto Antonio Zanivan, il quale realizza un emiciclo posto su due piani, a richiamare le suggestioni neoclassiche dell’atrio. Nel 1949 l’edificio è sede della Società del Casino Pedrocchi: l’emiciclo al piano superiore viene suddiviso per ricavare una sala da ballo ed ulteriori e successivi interventi modificano profondamente anche l’ala occidentale del complesso.

Negli anni Ottanta Palazzo Zabarella viene acquisito dall’imprenditore padovano Federico Bano. L’obiettivo è quello di creare un centro culturale polivalente, reinterpretando così il modello delle fondazioni americane e di alcune realtà artistico-imprenditoriali sorte in quegli anni. Nel 1988 si avvia la complessa opera di recupero e restauro – curata dall’Architetto Gaetano Croce – con l’intento di rispettare le peculiari caratteristiche artistiche ed architettoniche del complesso. È anche l’occasione per avviare gli scavi archeologici che interessano l’area della corte interna: riemergono così, fra i molti reperti, i quattro magnifici mosaici di epoca romana ora ospitati in una sala dell’edificio. Vengono anche recuperate le diverse abitazioni che si affacciano sulla corte e le splendide arcate che chiudono la rotonda. Conclusi i lavori, il 5 ottobre del 1996 Palazzo Zabarella ritorna a nuova vita, pienamente restituito alla città. E già nel marzo del 1997 si inaugura una prima e importante esposizione dedicata alle opere di Maurice Utrillo. Comincia così la fortunata serie di mostre che fanno di Palazzo Zabarella quell’importante centro di creazione e propagazione di cultura che è tuttora, realizzando con ciò l’esempio assai virtuoso e raro di un centro culturale privato, senza fini di lucro, completamente dedicato all’approfondimento – rigoroso, ma mai serioso – ed alla promozione della cultura e dell’arte.

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