Il Liberty in Italia

17 novembre 2001 – 03 marzo 2002

Palazzo Zabarella, dal 18 novembre 2001 al 3 marzo 2002, diventa il “tempio del Liberty”. Per iniziativa del Comune di Padova e della Fondazione Palazzo Zabarella, Padova accoglie una edizione rinnovata della grande mostra “Il Liberty in Italia” curata da Fabio Benzi e già allestita a Roma nel Chiostro del Bramante.

Nella edizione di Padovasaranno esposti anche numerosi pezzi che, per motivi di spazio, non avevano potuto trovare collocazionenella mostra romana, il tutto per dare un’idea veramente esaustiva delle infinite declinazioni che il Liberty ha assunto nella pittura, nella scultura, nelle arti applicate e nell’architettura.

Tra i pezzi in mostra, anche i piccoli e grandi capolavori della preziosa collezione di opere Liberty raccolte da Vittorio Sgarbi.

In un nuovo allestimento, di grande eleganza, vengono proposte circa 350 superbe testimonianze di ciò chelo stile imperante a cavallo tra Otto e Novecento ha espresso in Italia, raggiungendo vertici di straordinario livello, sicuramentetra le più eleganti espressioni dell’arte europea di quegli decenni.

“Il Liberty in Italia” accostacapolavori della pittura e della scultura (opere di Segantini, Previati, De Nittis, Pellizza da Volpedo, Sartorio, Cavaglieri, Libero Andreotti, Lorenzo Viani, Cambellotti, Chini, Nomellini, De Carolis, Carena, Casorati, Boccioni, Balla, Bistolfi, Wildt, Zecchin) a progetti architettonici, esemplari superbi di arti applicate: mobili, ceramiche, vetri, gioielli, illustrazioni, manifesti, decorazioni, tessuti. A “firmarli” troviamo alcuni degli artisti di cui in mostra si ammirano opere pittoriche, accanto a grandi del design come Carlo Bugatti, Eugenio Quarti, Ernesto Basile, che operano per proprie linee di produzione o per importanti manifatture come la Ginori o per le vetrerie muranesi.

Il percorso di questa grande mostra prende il via dagli antecedenti italiani che contribuirono alla formazione del Liberty a partire dagli anni Ottanta dell'Ottocento, “antecedenti” assai cospicui e indipendenti, tali da confutare il preconcetto che vuole il liberty italiano come mera derivazione da elaborazioni straniere. Attraverso i capolavori di quel gusto, viene documentata la profonda e originalissima partecipazione dell'Italia alla formazione ed espressione di un dibattito internazionale che assunse variamente il nome, a seconda dei Paesi, di Art Nouveau, Jugendstil ecc.

L’itinerario espositivo si sofferma intorno ad alcuni tra i temi fondamentali che caratterizzano lo stile liberty: le "correspondances" naturali e la linea biomorfica; la vita moderna; l'estetismo neogotico e neorinascimentale come ricerca di radici culturali; l'esotismo; la geometria; la decorazione ambientale nelle mostre e negli edifici pubblici; la stampa.

Se il 1890 si pone come inizio della fase più matura del nuovo stile (ed è una data che risulta curiosamente simultanea in tutta Europa), il momento di chiusura del fenomeno è più controverso. Certo non è indifferente lo sconvolgimento portato dal primo conflitto mondiale (1914 – 1918), anche se è difficile fissare una data finale per un fenomeno così diffuso che facilmente si ritrova in ambito provinciale fino agli anni Trenta.La mostra sceglie come data conclusiva il 1920, anno in cui compaiono vivaci espressioni del Liberty con artisti che, come Bistolfi e Cambellotti ne erano stati protagonisti,o Galileo Chini che, proprio in quell’anno, produce con i pannelli della Biennale l’ultima sua opera puramente Liberty.

Poi il “Ritorno all’ordine” e la messa in ombra di uno stile che per trent’anni aveva portato l’Italia dentro la voglia di “arte nuova” in Europa.