Guercino e la pittura emiliana del ‘600

Roma, Palazzo Barberini

21 marzo 2001 – 23 maggio 2001

A cura di: Claudio Strinati, Rossella Vodret.

La Mostra, che dopo la “prima” a Palazzo Zabarella, sarà riallestita a Roma, è incentrata sulla figura di Giovan Francesco Barbieri, detto il Guercino a causa di un accentuato strabismo. Nato nel 1591 a Cento e morto a Bologna nel 1666, Guercino fu esponente di primo piano della pittura emiliana del XVII secolo.

GUERCINO E LA PITTURA EMILIANA DEL ‘600. Capolavori dai Musei Romani” è una mostra organizzata dalla Fondazione Palazzo Zabarella, con la collaborazione dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, e promossa dalla Soprintendenza ai Beni Artistici di Roma

Le opere che documentano la lunga attività dell’artista di Cento provengono tutte dai Musei Romani che hanno così’ avuto modo di approfondire, in modo organico, l’importantissimo “nucleo emiliano” delle loro collezioni, sino ad oggi disperso in diverse sedi istituzionali di rappresentanza e solo in ristrettissima parte esposto al pubblico.

Il risultato di questo lungo lavoro di ricognizione e di restauro ha portato ad entusiasmanti novità, alcune assolutamente clamorose ed inattese. Come la sicura riconduzione a Guercino delSan Girolamo proveniente dalla Accademia dei Lincei o della Allegoria della pittura e della scultura, citato in un libro dei conti del Maestro, ma anche tre nuove attribuzioni ad Annibale Carracci o la paternità di Guido Reni riconfermata sul celeberrimo Ritratto di Beatrice Cenci.

A differenza di gran parte dei pittori bolognesi nati negli ultimi decenni del XVI secolo, tutti presenti a Roma al seguito di Annibale Carracci nei primi anni del seicento, Guercino, di poco più giovane, rimase in Emilia, dove si formò, sostanzialmente da autodidatta, sulle opere dell’ormai anziano Ludovico Carracci.Completò la sua formazione con viaggi di studio a Ferrara e Venezia, elaborando poi uno stile personalissimo basato sull’originale fusione degli elementi costitutivi della sua formazione: la ricerca di suggestivi effetti di luce, che rendono vibranti le superfici, la vivacità espressiva e la resa atmosferica, felicemente coniugati con la sensibilità veneziana per il colore, elementi questi che rimarranno costanti nella sua lunga attività.

Nel 1621 Guercino viene chiamato a Roma daGregorio XV Ludovisi per il quale il pittore aveva già lavorato nel 1618, quando il futuro Papa eraarcivescovo di Bologna. Nei due anni del suo regno (1621-23) Gregorio XV gli affidò una serie di importanti commissioni che culminarono nel 1623 con il prestigioso incarico di eseguirela pala con il Seppellimento di S. Petronilla da collocare nella basilica di S. Pietro, proprio sopra l’altare che conteneva le spoglie della Santa, ritenuta la figlia di Pietro.

I brevi anni nella città pontificia, conclusi con la morte di Gregorio XV (1623), furono fondamentali per Guercinoper i contattiche il giovane pittore ebbe con i massimi esponenti del classicismo romano: Agucchi e Domenichino, contatti suggestivi che lo spinsero ad avviare un processo di idealizzazione delle sue potenti composizioni.

Un riflesso del profondo cambiamento in senso classico e monumentale intervenuto nelle opere successive al soggiorno romano è immediatamente percepibile nei Due Evangelisti (Luca e Matteo), parte di una serie di quattro tratti da originali cheGuercino dipinse al suo ritorno a Cento.

Nell’efficiente bottega di Guercino, attivissima dopo il ritorno dell’artista da Roma, e che divenne presto un’alternativa a quella frequentatissima di Guido Reni,si formarono e lavorarono i trenipoti del pittore, prima il più anziano Lorenzo, in seguito i giovani Cesare (1633 –1715) e Benedetto (1637 –1688) Gennari, che furono i suoi più fedeli e felici interpreti. A Lorenzo si aggiunse presto anche il fiammingoMatteo Loves,attivo accanto a Guercino per lunghi decenni, da prima del 1625 fino al 1662 circa.

Per meglio definire e contestualizzare la pittura di Guercino nell’ambiente artistico in cui si trovò ad operare, sono esposti alcuni esempi dei più importanti pittori emiliani e soprattutto bolognesi che da un lato costituirono il sostrato culturale su cui fondò leradici della sua originalissima maniera dall’altro rappresentano uno spaccato significativo della realtà con cui l’artista si dovette confrontare: Passarotti, Annibale Carracci, Guido Reni, Domenichino, Francesco Albani, Giovanni Lanfranco, Alessandro Tiarini.

Altro protagonista assoluto della mostra padovana sarà il celeberrimo Ritratto di Beatrice Cenci, mito indimenticato di tutta l’età romantica,per il terribile destino riservato alla fanciulla romana, vittima delle lussuriose brame paterne e giustiziata adolescente, per l’assassinio del padre-padrone.