Gian Lorenzo Bernini 1598-1680

02 ottobre 1999 – 12 dicembre 1999

Continua, ai massimi livelli, l’indagine che Palazzo Zabarella ha avviato sui grandi interpreti dell’arte barocca. Dopo Caravaggio ed i Caravaggeschi (mostra allestita nella scorsa primavera) è ora la volta di una magnifica esposizione dedicata al grande artista Gian Lorenzo Bernini (Palazzo Zabarella, dal 2 ottobre al 12 dicembre).

A promuovere questa raffinata mostra sono la Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici di Roma, la Fondazione Palazzo Zabarella ed il Comune di Padova. Ad essere presentata a Padova in un nuovo allestimento è una attentissima selezione di sculture, dipinti, bozzetti e disegni provenienti dalla grande mostra che Roma ha dedicato a Gian Lorenzo Bernini nel IV centenario della sua nascita.

Gian Lorenzo Bernini è stata la figura più importante di tutta l’arte barocca, perché ha saputo incarnare e tradurre in immagini gli ideali e i fremiti della sua epoca, realizzando un numero straordinario di opere di altissima qualità e eccezionali per la loro originalità. Nato scultore, formatosi presso la bottega paterna, è diventato un artista universale, scultore, architetto, urbanista, disegnatore, inventore di medaglie e di apparati effimeri, autentico maestro con una bottega attivissima. Tuttavia Gian Lorenzo Bernini da un lato è conosciutissimo, ma dall’altro rimane per alcuni aspetti in un’ombra misteriosa, forse proprio per la poliedricità e complessità d’artista. La mostra di Padova si prefigge lo scopo di illustrare - anche se solo parzialmente - questa geniale personalità.

La mostra si apre con l’immagine di Bernini attraverso autoritratti e ritratti: sguardo penetrante e imperioso, naso aquilino, capelli corvini, espressione accattivante. Dall’Autoritratto come Santo guerriero di collezione privata al Davide con la testa di Golia, in cui l’artista si ritrae come già aveva fatto nella statua del David Borghese, fino ai due ritratti in età senile. Presente anche la terracotta dell’Ermitage, bozzetto per la scultura che doveva essere posta sulla sua tomba.

Tra i suoi massimi capolavori si annoverano i ritratti dei personaggi più potenti del suo tempo. Era ricercatissimo dai sovrani, cardinali, duchi e patrizi: tutti desideravano farsi ritrarre dal cavalier Bernini: dal cardinale Scipione Borghese a papa Urbano VIII, dal cardinale Richelieu al re Luigi XIV, dal re d’Inghilterra a Clemente X. Nel ritratto Bernini ricercava lo spirito, la vita del personaggio e straordinaria era la sua capacità di individuare l’essenziale, la mano infallibile, il sentimento vivissimo della realtà e della verosimiglianza, il dominio assoluto dello strumento tecnico senza l’ossessione del virtuosismo in sé. In mostra si possono ammirare il busto del cardinale Scipione Borghese, uno dei più affascinanti ritratti di tutta l’arte del Seicento per la forte carica espressiva e psicologica e per lo spirito vivace e autoritario del personaggio. Sembrano qui rivivere le parole che il Bernini stesso diceva a proposito dei ritratti in marmo: il suo desiderio non era tanto quello di riprodurre esattamente nella pietra le fattezze del personaggio, ma di coglierne l’essenza umana e psicologica, di imprimere ad un materiale freddo, duro ed incolore il carattere, “lo spirito, la vita, il colore”: in una parola la vita. Saranno presenti in mostra l’eccezionale Testa di Medusa dei Musei Capitolini, il ritratto del cardinale Giovanni Dolfin proveniente dalla chiesa veneziana di San Michele in Isola, del quale si offre nuovamente la possibilità di un esame ravvicinato per apprezzarne l’alta qualità stilistica, lo straordinario busto del cardinale Roberto Bellarmino, “martello e confonditore degli eretici”, proveniente dalla chiesa romana del Gesù, e il ritratto del papa Urbano VIII Barberini, opera di estrema raffinatezzaformale proveniente dalla chiesa di San Lorenzo in Fonte a Roma.

A testimonianza del processo ideativo dell’artista rimangono i bozzetti in terracotta e i disegni, straordinari documenti artistici che riflettono da una parte l’esplosiva fantasia creativa berniniana e dall’altra la lunga e sofferta elaborazione dell’opera finita. La serie dei bozzetti preparatori per gli angeli che decorano la balaustra del Ponte Sant’Angelo a Roma sono alcuni dei più straordinari esempi di questo genere di produzione. In essi l’artista approfondiva lo studio della posa, dell’assetto generale della composizione e del drappeggio, limitando l’attenzione dedicata ai dettagli, allo scopo di conservare la freschezza delle idee registrate di volta in volta e trasferirle negli stadi successivi in un continuo lavoro di controllo e di verifica, fino alla versione finale. Disegni a matita e a penna per le principali commissioni berniniane documentano l’estesiva attività progettuale dell’artista, come nel caso degli eccezionali studi per la Fontana dei Fiumi o quelli per gli angeli del Ponte.