<?xml version='1.0' encoding='UTF-8' standalone='yes'?>
<rss version='2.0' xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss' xmlns:atom='http://www.w3.org/2005/Atom'>
	<channel>
		<generator><![CDATA[NextGEN Gallery [http://alexrabe.boelinger.com]]]></generator>
		<title>.: Fondazione Bano :.</title>
		<description>Sito ufficiale della Fondazione Bano, Padova, Palazzo Zabarella</description>
		<link><![CDATA[http://www.zabarella.it]]></link>
		<atom:link rel='next' href='http://www.zabarella.it/wp-content/plugins/nextgen-gallery/xml/media-rss.php?show=10&amp;page=1&amp;mode=last_pictures' />
		<item>
			<title><![CDATA[Antonio Puccinelli<br> Ritratto di Nerina Badioli, 1866 circa<br> Olio su tela, 54 x 42 cm<br> Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione del Ministero per i Beni Culturali]]></title>
			<description><![CDATA[Emilio Cecchi, uno dei più illustri interpreti della pittura macchiaiola, presentando nel 1927 questo dipinto da lui riscoperto l’anno precedente, lo indicava come l’acme di una stagione assai positiva per la produzione artistica di Puccinelli. La tela raffigura l’adolescente Nerina Badioli, sorella minore di Adelaide, seconda moglie del pittore dall’ottobre del 1866.  Il grande realismo che anima il busto, con la profondità dello sguardo e l’immediatezza della posa inversamente proporzionali alla straordinaria semplificazione degli strumenti formali e pittorici che rende il dipinto una sorta di non finito, da la misura della crescente anticonvenzionalità e della forza introspettiva volta al naturale delle passioni con cui progressivamente, in quegli anni, si veniva indagando l’uomo e la sua sfera interiore, ora ingabbiata in giaciture e gesti – fino ad allora banditi dalle inscenate ritrattistiche – fissati con analitica verosimiglianza secondo il principio di verità. Questa “immagine di capricciosa poesia”, secondo le parole del celebre commento di Cecchi, è uno dei vertici della ritrattistica macchiaiola di quegli anni.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/puccinelli.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/puccinelli.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Antonio Puccinelli<br> Ritratto di Nerina Badioli, 1866 circa<br> Olio su tela, 54 x 42 cm<br> Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione del Ministero per i Beni Culturali]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Emilio Cecchi, uno dei più illustri interpreti della pittura macchiaiola, presentando nel 1927 questo dipinto da lui riscoperto l’anno precedente, lo indicava come l’acme di una stagione assai positiva per la produzione artistica di Puccinelli. La tela raffigura l’adolescente Nerina Badioli, sorella minore di Adelaide, seconda moglie del pittore dall’ottobre del 1866.  Il grande realismo che anima il busto, con la profondità dello sguardo e l’immediatezza della posa inversamente proporzionali alla straordinaria semplificazione degli strumenti formali e pittorici che rende il dipinto una sorta di non finito, da la misura della crescente anticonvenzionalità e della forza introspettiva volta al naturale delle passioni con cui progressivamente, in quegli anni, si veniva indagando l’uomo e la sua sfera interiore, ora ingabbiata in giaciture e gesti – fino ad allora banditi dalle inscenate ritrattistiche – fissati con analitica verosimiglianza secondo il principio di verità. Questa “immagine di capricciosa poesia”, secondo le parole del celebre commento di Cecchi, è uno dei vertici della ritrattistica macchiaiola di quegli anni.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_puccinelli.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Giacomo Trécourt<br> Lord George Gordon Byron a Missolungi, 1850 circa<br> Olio su tela, 114,5 x 153<br> Pavia, Musei Civici]]></title>
			<description><![CDATA[Eseguito non prima della metà del secolo, per la larga e compendiaria stesura cromatica che lo inquadra nella fase matura della produzione dell’artista, il dipinto si colloca al termine di una lunga fortuna iconografica che interessò il celebre poeta inglese e che vide impegnati pittori del calibro di Phillips, Holmes, Harlow, Thorvaldsen, Hunt, Bartolini, Camuccini e Gigola (molti dei quali presenti in mostra). Ispirato e al tempo stesso colto in una posa assolutamente informale, il poeta è fermato in un’atmosfera sospesa di poetica meditazione che trasforma il dipinto da ritratto a opera storica. Mentre l’adesione politica di Byron alla causa patriottica greca, condivisa apertamente da Trécourt in altre opere come l’Autoritratto in abiti orientali del 1842, è ben evidenziata dal particolare degli stivali in primo piano, dalla presenza dei due patrioti greci armati e dalla tempestosa ambientazione paesistica.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/lord byron.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/lord byron.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Giacomo Trécourt<br> Lord George Gordon Byron a Missolungi, 1850 circa<br> Olio su tela, 114,5 x 153<br> Pavia, Musei Civici]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Eseguito non prima della metà del secolo, per la larga e compendiaria stesura cromatica che lo inquadra nella fase matura della produzione dell’artista, il dipinto si colloca al termine di una lunga fortuna iconografica che interessò il celebre poeta inglese e che vide impegnati pittori del calibro di Phillips, Holmes, Harlow, Thorvaldsen, Hunt, Bartolini, Camuccini e Gigola (molti dei quali presenti in mostra). Ispirato e al tempo stesso colto in una posa assolutamente informale, il poeta è fermato in un’atmosfera sospesa di poetica meditazione che trasforma il dipinto da ritratto a opera storica. Mentre l’adesione politica di Byron alla causa patriottica greca, condivisa apertamente da Trécourt in altre opere come l’Autoritratto in abiti orientali del 1842, è ben evidenziata dal particolare degli stivali in primo piano, dalla presenza dei due patrioti greci armati e dalla tempestosa ambientazione paesistica.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_lord byron.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Ettore Tito<br> Amazzone, 1906<br> Olio su tela, 208 x 128 cm<br> Genova, Raccolte Frugone]]></title>
			<description><![CDATA[Presto considerato, nell’ambiente artistico veneziano, successore di Giacomo Favretto prematuramente scomparso, Tito ebbe una carriera in straordinaria ascesa; dal 1895 puntualmente ratificata dalle esposizioni della Biennale d’Arte veneziana. Quello che più colpisce nel capolavoro de L’amazzone, oltre alle straordinarie capacità dell’artista e a quel virtuosismo pittorico che Marangoni nel 1945 definì “foga vertiginosa e febbrile del dipingere”, è l’abilità di sapere cogliere lo spirito della vita moderna, trasfigurandone la quotidianità e le contingenze in una sfera di sublimazione che assume la valenza di mitopoiesi contemporanea. In questa prospettiva pochi artisti seppero tratteggiare come Tito sulla tela i nuovi miti del XX secolo.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/VII.22.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/VII.22.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Ettore Tito<br> Amazzone, 1906<br> Olio su tela, 208 x 128 cm<br> Genova, Raccolte Frugone]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Presto considerato, nell’ambiente artistico veneziano, successore di Giacomo Favretto prematuramente scomparso, Tito ebbe una carriera in straordinaria ascesa; dal 1895 puntualmente ratificata dalle esposizioni della Biennale d’Arte veneziana. Quello che più colpisce nel capolavoro de L’amazzone, oltre alle straordinarie capacità dell’artista e a quel virtuosismo pittorico che Marangoni nel 1945 definì “foga vertiginosa e febbrile del dipingere”, è l’abilità di sapere cogliere lo spirito della vita moderna, trasfigurandone la quotidianità e le contingenze in una sfera di sublimazione che assume la valenza di mitopoiesi contemporanea. In questa prospettiva pochi artisti seppero tratteggiare come Tito sulla tela i nuovi miti del XX secolo.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_VII.22.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Giuseppe Tominz<br> Autoritratto con il fratello, 1814-1815 circa<br> Olio su tela, 168 x 159 cm<br> Gorizia, Musei Civici]]></title>
			<description><![CDATA[Brillante in società, velocissimo nel dipingere, ricercato come il più adatto ad intonare sulla tela le lusinghe di una ricca committenza tra Gorizia e Trieste, della sua vasta produzione ritrattistica – preziose effigi familiari, contorni netti, stesure levigate, campiture smaltate, quasi da miniaturista – resta documento emblematico l’Autoritratto col fratello sullo sfondo della città di Gorizia, eseguito con una grande carica inventiva intorno al 1814-1815. Se l’impianto monumentale del ritratto, con le due figure ritagliate su un colossale plinto di colonna, recupera la ritrattistica “archeologica” da Gran Tour alla Pompeo Batoni o alla Angelica Kauffmann, sono gli attribuiti simbolici con cui l’artista – insolitamente paludato all’antica – connota l’ambiente (il ramarro per la protezione, la chiocciola per la pace, la statua della Concordia dall’antico) a stabilire sul piano figurativo un sentimento di filia affettiva con il fratello nella cui definizione intervengono decisamente le suggestioni esercitate su Tominz dalla cultura nazarena e dalla cultura incipiente della Restaurazione.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/IV.1.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/IV.1.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Giuseppe Tominz<br> Autoritratto con il fratello, 1814-1815 circa<br> Olio su tela, 168 x 159 cm<br> Gorizia, Musei Civici]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Brillante in società, velocissimo nel dipingere, ricercato come il più adatto ad intonare sulla tela le lusinghe di una ricca committenza tra Gorizia e Trieste, della sua vasta produzione ritrattistica – preziose effigi familiari, contorni netti, stesure levigate, campiture smaltate, quasi da miniaturista – resta documento emblematico l’Autoritratto col fratello sullo sfondo della città di Gorizia, eseguito con una grande carica inventiva intorno al 1814-1815. Se l’impianto monumentale del ritratto, con le due figure ritagliate su un colossale plinto di colonna, recupera la ritrattistica “archeologica” da Gran Tour alla Pompeo Batoni o alla Angelica Kauffmann, sono gli attribuiti simbolici con cui l’artista – insolitamente paludato all’antica – connota l’ambiente (il ramarro per la protezione, la chiocciola per la pace, la statua della Concordia dall’antico) a stabilire sul piano figurativo un sentimento di filia affettiva con il fratello nella cui definizione intervengono decisamente le suggestioni esercitate su Tominz dalla cultura nazarena e dalla cultura incipiente della Restaurazione.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_IV.1.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Umberto Boccioni<br> Autoritratto, 1908<br> Olio su tela, 70 x 100 cm<br> Milano, Pinacoteca di Brera. Su concessione del Ministero per i Beni Culturali]]></title>
			<description><![CDATA[Boccioni è stato senz’altro il maggiore esponente della prima, vera avanguardia artistica del XX secolo: il movimento del Futurismo che, insieme al Cubismo, avrebbe completamente rivoluzionato il modo  di intendere l’arte figurativa nel secondo decennio del Novecento. Talento esplosivo e accentratore, abile stratega, molto amato da donne aristocratiche e alto borghesi, Boccioni, insieme a Giacomo Balla e Gino Severini (entrambi presenti in mostra) si avviò alla definizione della sintesi dinamica futurista nel 1910. L’Autoritratto del 1908, oltre ad essere uno straordinario brano di pittura che unisce al profondo scandaglio interiore della figura l’elemento assolutamente innovativo della periferia urbana dello sfondo (con la città vera protagonista del nuovo secolo), chiarisce esemplarmente quanto i dirompenti linguaggi figurativi del XX secolo, nello specifico il movimento futurista, si siano rifatti all’arte dell’Ottocento. La tecnica divisionista messa a punto nel nono decennio dell’Ottocento e apertamente adottata da Boccioni nel dipinto, sarà infatti il medium pittorico attraverso il quale i futuristi giungeranno di lì a poco a definire la poetica figurativa della sintesi dinamica. Mentre Boccioni nel Manifesto tecnico della pittura futurista scriverà apertamente di “complementarismo congenito”, vale dire di divisionismo, quale unico strumento per giungere alla definizione dell’arte futurista. Questo straordinario linguaggio plasmato dai futuristi farà in breve tempo il giro del mondo, dall’Italia alla Russia, e conquisterà il pubblico parigino con una mostra divenuta celebre che si terrà presso la Galleria Bernheim-Jeune nel 1912.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/8.4.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/8.4.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Umberto Boccioni<br> Autoritratto, 1908<br> Olio su tela, 70 x 100 cm<br> Milano, Pinacoteca di Brera. Su concessione del Ministero per i Beni Culturali]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Boccioni è stato senz’altro il maggiore esponente della prima, vera avanguardia artistica del XX secolo: il movimento del Futurismo che, insieme al Cubismo, avrebbe completamente rivoluzionato il modo  di intendere l’arte figurativa nel secondo decennio del Novecento. Talento esplosivo e accentratore, abile stratega, molto amato da donne aristocratiche e alto borghesi, Boccioni, insieme a Giacomo Balla e Gino Severini (entrambi presenti in mostra) si avviò alla definizione della sintesi dinamica futurista nel 1910. L’Autoritratto del 1908, oltre ad essere uno straordinario brano di pittura che unisce al profondo scandaglio interiore della figura l’elemento assolutamente innovativo della periferia urbana dello sfondo (con la città vera protagonista del nuovo secolo), chiarisce esemplarmente quanto i dirompenti linguaggi figurativi del XX secolo, nello specifico il movimento futurista, si siano rifatti all’arte dell’Ottocento. La tecnica divisionista messa a punto nel nono decennio dell’Ottocento e apertamente adottata da Boccioni nel dipinto, sarà infatti il medium pittorico attraverso il quale i futuristi giungeranno di lì a poco a definire la poetica figurativa della sintesi dinamica. Mentre Boccioni nel Manifesto tecnico della pittura futurista scriverà apertamente di “complementarismo congenito”, vale dire di divisionismo, quale unico strumento per giungere alla definizione dell’arte futurista. Questo straordinario linguaggio plasmato dai futuristi farà in breve tempo il giro del mondo, dall’Italia alla Russia, e conquisterà il pubblico parigino con una mostra divenuta celebre che si terrà presso la Galleria Bernheim-Jeune nel 1912.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_8.4.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Amedeo Modigliani<br> Ritratto di Hanka Zborowska, 1917<br> Olio su tela, 55 x 38 cm<br> Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione del Ministero per i Beni Culturali]]></title>
			<description><![CDATA[Suggello finale di questa grande rassegna, a testimonianza di quanto l’arte italiana del XIX secolo abbia influito nel Novecento sulle sorti di tutta l’arte occidentale, è la presenza in mostra di alcune opere di Amedeo Modigliani; uno dei più grandi e controversi protagonisti della cosiddetta Ecole de Paris e artefice nei suoi dipinti di un ritorno alle forme antiche del Trecento e del Quattrocento quale mezzo per un ricostituzione della forma che intendeva allontanarsi dalla destrutturazione operata dal Futurismo e dal Cubismo. Una ricostituzione da cui prenderanno esempio pittori del calibro di Carlo Carrà o André Derain.
Il dipinto, noto anche con il titolo di Signora dal collaretto ed esposto per la prima volta in Italia alla Biennale di Venezia del 1930 (che sancì il primo riconoscimento in patria dell’artista), è tra i primi ritratti della moglie del poeta Leopold Zborowski, mecenate e mercante di Modigliani a partire dal 1916. L’opera può essere annoverata tra i capolavori degli ultimi anni dell'artista. Sono evidenti le suggestioni dell'arte senese trecentesca nelle forme allungate del viso e del collo e nel linearismo che sintetizza i volumi.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/8.14.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/8.14.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Amedeo Modigliani<br> Ritratto di Hanka Zborowska, 1917<br> Olio su tela, 55 x 38 cm<br> Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea. Su concessione del Ministero per i Beni Culturali]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Suggello finale di questa grande rassegna, a testimonianza di quanto l’arte italiana del XIX secolo abbia influito nel Novecento sulle sorti di tutta l’arte occidentale, è la presenza in mostra di alcune opere di Amedeo Modigliani; uno dei più grandi e controversi protagonisti della cosiddetta Ecole de Paris e artefice nei suoi dipinti di un ritorno alle forme antiche del Trecento e del Quattrocento quale mezzo per un ricostituzione della forma che intendeva allontanarsi dalla destrutturazione operata dal Futurismo e dal Cubismo. Una ricostituzione da cui prenderanno esempio pittori del calibro di Carlo Carrà o André Derain.
Il dipinto, noto anche con il titolo di Signora dal collaretto ed esposto per la prima volta in Italia alla Biennale di Venezia del 1930 (che sancì il primo riconoscimento in patria dell’artista), è tra i primi ritratti della moglie del poeta Leopold Zborowski, mecenate e mercante di Modigliani a partire dal 1916. L’opera può essere annoverata tra i capolavori degli ultimi anni dell'artista. Sono evidenti le suggestioni dell'arte senese trecentesca nelle forme allungate del viso e del collo e nel linearismo che sintetizza i volumi.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_8.14.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Antonio Ciseri<br> La famiglia Bianchini, 1855<br> Olio su tela, 135 x 145 cm<br> Collezione privata]]></title>
			<description><![CDATA[Tra i pochi dipinti inviati dalla Toscana alla celebre Esposizione Universale di Parigi del 1855, questa grande tela, che ritrae la famiglia di Cesira, futura moglie del pittore e figlia dello stimato mosaicista Gaetano Bianchini, è una cruciale opera di snodo della cultura figurativa italiana legata alla temperie purista e al genere del ritratto. Testimonianza precoce del grande talento dell’artista, l’opera coniuga ad un penetrante spirito analitico, cui non è affatto estraneo l’interesse per la fotografia come documentano le fonti dell’epoca e il linguaggio realista che sta imponendosi in Europa, una nitore di contorni e volumetrie dagli andamenti geometrici proprie della cultura visiva toscana alla vigilia dell’avvento dei Macchiaioli.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/5.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/5.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Antonio Ciseri<br> La famiglia Bianchini, 1855<br> Olio su tela, 135 x 145 cm<br> Collezione privata]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Tra i pochi dipinti inviati dalla Toscana alla celebre Esposizione Universale di Parigi del 1855, questa grande tela, che ritrae la famiglia di Cesira, futura moglie del pittore e figlia dello stimato mosaicista Gaetano Bianchini, è una cruciale opera di snodo della cultura figurativa italiana legata alla temperie purista e al genere del ritratto. Testimonianza precoce del grande talento dell’artista, l’opera coniuga ad un penetrante spirito analitico, cui non è affatto estraneo l’interesse per la fotografia come documentano le fonti dell’epoca e il linguaggio realista che sta imponendosi in Europa, una nitore di contorni e volumetrie dagli andamenti geometrici proprie della cultura visiva toscana alla vigilia dell’avvento dei Macchiaioli.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_5.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Pelagio Palagi<br> Diana cacciatrice, 1835<br> Olio su tela, 217 x 143 cm<br> Bologna, Collezioni Comunali d’Arte]]></title>
			<description><![CDATA[La singolarità di questa grande tela di Palagi, uno dei pittori più autorevoli del panorama artistico italiano tra neoclassicismo e romanticismo, dal 1832 pittore di corte di re Carlo Alberto di Savoia a Torino, sta nella particolare scelta iconografica di rappresentare secondo una formula illustre riservata a regnanti e personaggi di rango, quella cioè del ritratto divinizzato, la ballerina Carlotta Chabert. Il dipinto doveva formare nelle intenzioni del committente, il conte trentino Girolamo Malfatti, un pendant mozzafiato con la celeberrima tela di Francesco Hayez che ritrae la stessa Chabert come Venere nuda. Ma il ritratto, non sappiamo per quali ragioni, non giunse mai a destinazione e rimase confinato nello studio dell’artista. L’affascinante brano di nudo, dalle valenze dichiaratamente erotiche, immerso in una vegetazione dai toni bucolici, è esemplificativo della raffinata sintassi figurativa del pittore – che non sacrifica alla resa naturalistica l’utilizzo di schemi compositivi classici – e restituisce uno dei ritratti più imponenti dell’Ottocento italiano.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/5.2.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/5.2.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Pelagio Palagi<br> Diana cacciatrice, 1835<br> Olio su tela, 217 x 143 cm<br> Bologna, Collezioni Comunali d’Arte]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[La singolarità di questa grande tela di Palagi, uno dei pittori più autorevoli del panorama artistico italiano tra neoclassicismo e romanticismo, dal 1832 pittore di corte di re Carlo Alberto di Savoia a Torino, sta nella particolare scelta iconografica di rappresentare secondo una formula illustre riservata a regnanti e personaggi di rango, quella cioè del ritratto divinizzato, la ballerina Carlotta Chabert. Il dipinto doveva formare nelle intenzioni del committente, il conte trentino Girolamo Malfatti, un pendant mozzafiato con la celeberrima tela di Francesco Hayez che ritrae la stessa Chabert come Venere nuda. Ma il ritratto, non sappiamo per quali ragioni, non giunse mai a destinazione e rimase confinato nello studio dell’artista. L’affascinante brano di nudo, dalle valenze dichiaratamente erotiche, immerso in una vegetazione dai toni bucolici, è esemplificativo della raffinata sintassi figurativa del pittore – che non sacrifica alla resa naturalistica l’utilizzo di schemi compositivi classici – e restituisce uno dei ritratti più imponenti dell’Ottocento italiano.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_5.2.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Francesco Hayez<br> Ritratto di Carolina Grassi e Bianca Bignami, sorelle Gabrini, 1835<br> Olio su tela, 93 x 71,5 cm<br> Collezione privata]]></title>
			<description><![CDATA[Il primato di Hayez nel saper registrare sulla tela uno scandaglio interiore quasi indefinibile, l’ineguagliata capacità di parafrasi visiva – e con superba aderenza al dato naturalistico – dell’eterogenea, intima realtà umana di un volto è esemplarmente documentato in mostra nel doppio, enigmatico ritratto di queste due sorelle ancora senza certa identità. L’assoluta decantazione dell’ambiente, che richiama ancora la ritrattistica neoclassica, viene magistralmente utilizzata dal grande pittore veneziano per indagare in profondità la psicologia e gli stati sentimentali delle due donne e dare voce ad una indagine realistica senza eguale nel panorama artistico italiano e forse europeo di quegli anni. Su questa straordinaria attitudine ritrattistica di Hayez nel 1830 un grande critico d’arte come Defendente Sacchi si era espresso in questi termini: “Questo pittore già fece di molti ritratti, e in tutti è soprammodo ad encomiare la verità impressa nelle carni, un insieme di mossa e di vita che ti dice: questo dipinto deve somigliare, e non t’inganni: inoltre vi trovi un rilievo, una verità, che se ti venisse vederli isolati t’indurrebbero a credere ivi essere una persona viva”.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/3.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/3.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Francesco Hayez<br> Ritratto di Carolina Grassi e Bianca Bignami, sorelle Gabrini, 1835<br> Olio su tela, 93 x 71,5 cm<br> Collezione privata]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Il primato di Hayez nel saper registrare sulla tela uno scandaglio interiore quasi indefinibile, l’ineguagliata capacità di parafrasi visiva – e con superba aderenza al dato naturalistico – dell’eterogenea, intima realtà umana di un volto è esemplarmente documentato in mostra nel doppio, enigmatico ritratto di queste due sorelle ancora senza certa identità. L’assoluta decantazione dell’ambiente, che richiama ancora la ritrattistica neoclassica, viene magistralmente utilizzata dal grande pittore veneziano per indagare in profondità la psicologia e gli stati sentimentali delle due donne e dare voce ad una indagine realistica senza eguale nel panorama artistico italiano e forse europeo di quegli anni. Su questa straordinaria attitudine ritrattistica di Hayez nel 1830 un grande critico d’arte come Defendente Sacchi si era espresso in questi termini: “Questo pittore già fece di molti ritratti, e in tutti è soprammodo ad encomiare la verità impressa nelle carni, un insieme di mossa e di vita che ti dice: questo dipinto deve somigliare, e non t’inganni: inoltre vi trovi un rilievo, una verità, che se ti venisse vederli isolati t’indurrebbero a credere ivi essere una persona viva”.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_3.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
		<item>
			<title><![CDATA[Giuseppe Molteni<br> Ritratto di gruppo della famiglia Barbiano di Belgioioso d’Este, 1831<br> Olio su tela, 250 x 180 cm<br> Collezione Brivio Sforza]]></title>
			<description><![CDATA[Questo monumentale dipinto di gruppo, ambizioso come un quadro storico per le dimensioni, per l’originale invenzione iconografica nel raccontare una vicenda di famiglia e per l’originale impegno formale, è la testimonianza più prestigiosa della brillante e acclamata tipologia del ritratto ambientato letteralmente inventata da Molteni. Una particolare declinazione dove, come scrisse Giuseppe Rovani, “il lusso degli accessorj, l’imitazione dei pannii, dei velluti, dei rasi, degli ori, dei talchi” blandiva “il bel mondo patrizio”, e che aveva la sua sostanziale ragion d’essere proprio nella definizione indiretta dell’effigiato attraverso la sontuosa resa di accessori e accidenti lussuosissimi. Esposto alla mostra annuale di Brera del 1831, superiore a qualsiasi altro ritratto eseguito da Molteni, il dipinto ritrae la contessa Amalia Belgiojoso Canziani (1784-1848) insieme ai figli Emilio (1800-1858), Luigi Alidosio (1801-1862) e Antonio Alberico (1802-1882), i tre rampolli dell’illustre casato dei Belgiojoso.]]></description>
			<link><![CDATA[http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/3.5.jpg]]></link>
			<media:content url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/3.5.jpg' medium='image' />
			<media:title><![CDATA[Giuseppe Molteni<br> Ritratto di gruppo della famiglia Barbiano di Belgioioso d’Este, 1831<br> Olio su tela, 250 x 180 cm<br> Collezione Brivio Sforza]]></media:title>
			<media:description><![CDATA[Questo monumentale dipinto di gruppo, ambizioso come un quadro storico per le dimensioni, per l’originale invenzione iconografica nel raccontare una vicenda di famiglia e per l’originale impegno formale, è la testimonianza più prestigiosa della brillante e acclamata tipologia del ritratto ambientato letteralmente inventata da Molteni. Una particolare declinazione dove, come scrisse Giuseppe Rovani, “il lusso degli accessorj, l’imitazione dei pannii, dei velluti, dei rasi, degli ori, dei talchi” blandiva “il bel mondo patrizio”, e che aveva la sua sostanziale ragion d’essere proprio nella definizione indiretta dell’effigiato attraverso la sontuosa resa di accessori e accidenti lussuosissimi. Esposto alla mostra annuale di Brera del 1831, superiore a qualsiasi altro ritratto eseguito da Molteni, il dipinto ritrae la contessa Amalia Belgiojoso Canziani (1784-1848) insieme ai figli Emilio (1800-1858), Luigi Alidosio (1801-1862) e Antonio Alberico (1802-1882), i tre rampolli dell’illustre casato dei Belgiojoso.]]></media:description>
			<media:thumbnail url='http://www.zabarella.it/wp-content/gallery/up21g10/thumbs/thumbs_3.5.jpg' width='100' height='75' />
			<media:keywords><![CDATA[]]></media:keywords>
			<media:copyright><![CDATA[Copyright (c) .: Fondazione Bano :. (http://www.zabarella.it)]]></media:copyright>
		</item>
	</channel>
</rss>
<!-- WP Super Cache is installed but broken. The path to wp-cache-phase1.php in wp-content/advanced-cache.php must be fixed! -->