Una visita con Carlo Sisi

In questo particolare clima dell’esperimento della macchia, dello scambio italiano culturale e artistico tra Toscana, Liguria e Veneto, della scuola di Barbizon, della pittura di genere soprattutto di derivazione olandese e fiamminga si articolano incertezze e insicurezze di un Paese intento a ritrovare stabilità dopo l’esperienza risorgimentale e quella dell’unità. Uomini letterati, intellettuali, artisti come Giuseppe Verdi, Francesco Hayez, Emile Zola e Flaubert (tanto per citarne alcuni in questo animato panorama culturale) appartenuti al clima risorgimentale vedono la nuova situazione sociale e politica che sta andando a formarsi con poca chiarezza. Il tema sociale si fa prepotente e si pone come mezzo di espressione per sottolineare la realtà dai vari punti di vista. Esempio di straordinaria importanza sono opere come L’alzaia, La Sala delle Agitate di San Bonifazio e La bevitrice di Assenzio di Degas che vedremo perché è inserita all’interno di questa sezione.

L'Alzaia

L'alzaia

L’alzaia è un quadro molto importante, realizzato nel 1864, una delle ultime opere concepite a Piagentina; Signorini annotava di aver presentato il dipinto all’Accademia nel 1864 dove fu acquistato nel 1865 dai soci della Fratellanza artigiana , associazione in seno alla quale era nata la Società Promotrice di Belle Arti: l’alzaia rimase infatti esposta a lungo nella sede della Promotrice in via della Colonna per essere poi inviata all’Esposizione Universale di Vienna del 1873, dove risultò perfino premiata. Si comprende che il dipinto rientra nelle corde della sensibilità contemporanea, di una società quindi che si sta trasformando e che accetta volontariamente o involontariamente il cambiamento, nello specifico una Firenze del popolo. Un quadro che incornicia la nobiltà e la dignità di questi uomini che affrontano ogni giorno le sofferenze, uomini che si configurano in una solennità michelangiolesca, un vero e proprio monumento della fatica. Nell’opera, il natante è nascosto alla nostra vista e siamo così spinti a concentrare lo sguardo su quel corteo di lavoratori tesi nello sforzo, di cui scorgiamo i volti alienati dalla fatica, e a cogliere, tra le ombre lunghe che i loro corpi proiettano sul terreno dell’argine dell’Arno nell’ora vespertina di una giornata tersa e luminosa, la sagoma di un cagnolino intento ad abbaiare a quella inaspettata carovana, dopo essersi allontanato forse per un attimo dai suoi padroni: l’uomo in elegante abito con la tuba e la bimba con il delicato vestito leggero che guardano altrove, lontani da quella miseria.

Sala delle Agitate

Sala delle Agitate

La sala delle agitate dell’ospedale di San Bonifazio: questo era un luogo di dolore, un luogo di dramma dove venivano ricoverate le matte (che si chiamavano le agitate) tristemente noto a Firenze da fuori perché si sentivano le grida di queste poverette. Telemaco Signorini ritrae il luogo con una capacità assolutamente impressionante. Notate subito che l’elemento angosciante è dato dalla sproporzione delle figure con l’ambiente; l’ambiente ha una profondità di risonanza particolarmente inquietante, come a schiacciare queste povere donne raffigurate come delle silouettes mostruose e prese proprio in questa loro terribile e incomunicabile disperazione. L’effetto geniale sta nella freccia di luce che entra dalla finestra ed irradia l’ambiente. Vi è quindi un senso concentrazionario e inquietante.

Egli adotta l’idea bellissima di mettere le figure da un lato e di creare questi ambienti vuoti aumentando nello spettatore il sentimento di inquietudine. C’è poi questa idea dei tavoli posizionati di fianco, ripresa da Degas. Degas vede le opere di Telemaco Signorini a Firenze; va da Marcellin Desboutin e gli dice di aver visto il quadro delle agitate di Signorini e di esserne rimasto piacevolmente colpito. Desboutin allora scrive al pittore fiorentino per riferirgli l’ammirazione dell’artista francese. Degas in quest’opera non solo ricorda il taglio prospettico dei tavoli, ma quel signore che vedete nell’opera è proprio Marcellin Desboutin, che posa per il quadro. Questo capolavoro è stato concesso in prestito per la mostra dal Museo d’Orsay.

Assenzio

La bevitrice di Assenzio