Una riflessione su Telemaco Signorini di Fernando Mazzocca

Testo tratto dalla conferenza del Prof. Fernando Mazzocca “Signorini a Padova”, del 4 dicembre 2009.

La conferenza riguarda alcuni temi legati alla mostra di Signorini e una riflessione sulla sua personalità che è un po’ originale e lo rende unico nel parlare della pittura dell’Ottocento italiano.

Spesso un artista viene identificato con un’opera che lo rende immediatamente riconoscibile al grande pubblico; pensiamo a Michelangelo o Leonardo : uno ha in mente La pietà e la volta della Sistina, e un altro La gioconda. Di Signorini invece non esisteva un’opera con cui identificarlo. Il mezzo di questa mostra e di questo rilancio di Signorini è che ora abbiamo un’opera con cui identificare il pittore. Quest’opera, che è un grande capolavoro della pittura dell’800, si chiama L’alzaia ed è stata utilizzata come logo della mostra e grazie alla pubblicità ormai è entrata, credo, nell’occhio di tutta l’Italia .

Il mezzo di questa mostra e di questo rilancio di Signorini è che ora abbiamo un’opera con cui identificarlo. Quest’opera che è un grande capolavoro della pittura dell’800 sul canone europeo si chiama L’alzaia ed è stata utilizzata come logos della mostra e grazie alla pubblicità ormai è entrata, credo, nell’occhio di tutta l’Italia .

Manca ancora però un ritratto-immagine con cui identificare Signorini e questo per il fatto che egli non si è mai autoritratto, cosa che in genere gli artisti fanno. Ma sono anche molto rari i ritratti di Signorini fatti da altri artisti: sono solo due e non sono poi immagini molto vistose. Si tratta di disegni: uno e’ il disegno a matita eseguito come ripreso dal vero da un suo amico francese, Marcelin Desboutin, e l’altro è un piccolo acquerello, anche questo catturato dal vero, in cui un altro amico, Boldini, lo ritrae mentre è al lavoro nello studio, con gli occhiali.

Telemaco Signorini

Telemaco Signorini

Telemaco Signorini

Telemaco Signorini

Noi conosciamo ugualmente com’era fatto Signorini grazie alle foto che sono moltissime e molto belle e alcune le abbiamo utilizzate anche per la mostra. Qui ho voluto abbinare due immagini esemplari che ci fanno rendere conto anche della personalità diversa e un po’ sdoppiata di questo artista: a sinistra vedete Signorini vestito in maniera impeccabile, con la tuba, i soliti occhiali e in una posa da dandy (quindi l’artista mondano, elegante). Dall’altra invece è vestito come popolano, è arrampicato sui tetti e sembra meditare quei tagli di immagine strane (che poi vedremo) dei paesaggi presi dall’alto destinati a rinnovare la pittura europea e la percezione stessa del paesaggio. Quindi vedete sono come due diverse facce della stessa medaglia e dello stesso artista: da un lato il mondano e dall’altro l’artista macchiaiolo provocatorio che ama poi mescolarsi col popolo e sta arrampicato sui tetti come un gatto.

Signorini con bombetta

Signorini con bombetta

Signorini sui tetti

Signorini sui tetti

Oltre alle foto per conoscere meglio Signorini possiamo leggere alcune testimonianze di personaggi che l’hanno conosciuto e gli sono stati amici, alcuni anche molto vicini.

Uno di questi è Diego Martelli,il famoso critico dei macchiaioli, quello che li ha sostenuti, che li ha ospitati a Castiglioncello, che ha scritto su di loro e che nel frattempo era l’unico italiano ad accorgersi della grandezza degli impressionisti ed il primo che ha fatto il confronto tra macchiaioli ed impressionisti.

Diego Martelli negli ultimi anni ci ha lasciato un’immagine molto bella di Signorini, un’ immagine però un po’ vernacolare, un po’ caricaturale. Lo ha definito “il sempre eterno giovanotto”, probabilmente per la sua freschezza e la sua disponibilità a cambiare sempre, a rimettersi sempre in gioco, poi dice “gran camminatore, di buonissimo appetito”, quindi una persona un po’ estroversa, non è l’artista romantico introverso, “dedito allo scopone nelle sale del circolo artistico fiorentino”. C’è però poi una nota un po’ cattiva e ‘bonaria’ “il quale al posto della bella chioma di un tempo” , aveva dei capelli biondi-rossastri molto belli che lo facevano somigliare a uno studente alemanno tedesco, “ora poteva esibire solo una lisca di pesce di sempre biondi ma molto rari capelli”. Anche il povero Signorini aveva perso i capelli, quando invece li aveva biondi e fluenti sembrava un tedesco, e aveva avuto per questo anche qualche incidente: per esempio,durante la seconda guerra di indipendenza, quando combatteva nelle schiere italiane non indossava la divisa perchè era un volontario, fu scambiato per un tedesco e rischiò di essere ammazzato dai suoi stessi compagni.

Forse il ritratto più bello e più riuscito, direi indimenticabile, di Signorini, si deve a un personaggio che l’ha conosciuto solamente negli ultimi tempi: si tratta del più grande giornalista italiano tra le due guerre, Ugo Ojetti. Egli fu un personaggio potente ed è stato anche direttore del Corriere della Sera. Egli aveva una maniera straordinaria di scrivere in maniera molto semplice, ma anche molto elegante. Ojetti nel 1911, 10 anni dopo la morte di Signorini, lo ricordava in questo modo caustico; ha preferito non celebrarlo in maniera retorica, ma ricordarlo così, in maniera invece molto viva. Merita leggere questo brano bellissimo di Ojetti che ci fa capire come per comprendere gli artisti bisogna anche conoscerli come uomini. Egli scrive: “Il fiore all’occhiello, guanti chiari e mazza in mano (il bastone da passeggio), un paletot corto e largo colore di nocciola con le cuciture doppie e due spacchi sui lati da fantino inglese”, quindi era snob, seguiva la moda anglofona. “Calzoni rimboccati, in capo una tuba lucida”, la stessa tuba che vediamo nella fotografia, “lucida per grande travaglio di spazzola e di fiato. In bocca un mezzo avana sempre spento per economia”, quindi c’è questa nota caricaturale, “Sul naso un po’ camuso gli occhiali a stanga che scendevano sempre più giù negli occhi, tanto che salutandoli per via egli li guardava a scarcio”, perché come tutti gli artisti era distratto quindi si lasciava scendere gli occhiali sul naso. “ E per parlarvi spingeva avanti la faccia e alzava le sopracciglia fino a metà della fronte” sembra di vederlo con questa mimica così particolare “ una barba bionda e bianca, leggera e ricciuta”, “barba che aperta sul mento accentuava la mascella prominente ostinata” , quindi già dalla mascella si capiva il carattere determinato di questo personaggio. “Nell’ampia bocca ogni sorta di denti in ordine sparso: grandi e piccoli, bianchi e gialli, dominati da una zanna cariatide che chiameremo dente”. Quindi vedete, ce lo descrive in una maniera che rimane impressa per sempre.

Tornando all’altro amico, Diego Martelli, lo definisce “ora plebista, ora evangelizzante” , perchè sappiamo che Signorini era un critico molto polemico però era anche un apostolo dell’arte nuova, della macchia ed è l’unico dei macchiaioli che è sia artista, sia critico e teorico. “Sempre artista e pittore percorse”dice Martelli “il Signorini onorata carriera, sempre avanguardia il progresso dell’arte” voleva sempre progredire, cambiare, sperimentare e non si accontentava mai, “tanto che cinse la mano anche ai più riluttanti e ad un concorso di paesaggio ottenne il premio perfino col voto del Professor Pollastrini”, quindi era talmente determinato nella sua carriera che riuscì a far passare le sue novità tanto da ottenere addirittura un premio in Accademia, per l’opera Novembre che trovate in mostra ed è uno dei suoi paesaggi più belli.

Un altro amico, pittore macchiaiolo e anche scultore, Adriano Cecioni, ricorda un altro lato importante della persona di Signorini, un lato fondamentale per capirlo meglio: l’ironia; “Un’ironia feroce”, scrive Cecioni, “ed efficace più di qualunque conferenza” perchè se leggiamo gli scritti di Signorini egli non è mai un trombone retorico però colpisce perchè dice le cose con un’ironia diretta. “L’ironia” , continua Cecioni, “è stata l’arma con la quale Signorini ha reso il più grande servizio alla rivoluzione nell’arte” perché Signorini non si è limitato a proporre una visione nuova del paesaggio, del ritratto, della natura, ma ha anche assunto questa riforma con una battaglia critica che l’ha visto sempre all’avanguardia, perchè poi con l’ironia Signorini demoliva tutta la cultura accademica contro la quale combatteva.

Per concludere possiamo dire che di Signorini non abbiamo un autoritratto; abbiamo tante immagini sparse e tante testimonianze di coloro che l’hanno conosciuto, attraverso le quali possiamo comporre un ritratto sia fisico che intellettuale e morale di quest’uomo, una persona molto complessa. Abbiamo però un autoritratto molto particolare che Signorini ha creato a sé stesso. Questo non è un quadro, un disegno, una foto, un autoscatto, ma è un libro, lo Zibaldone, che è un grande volume di ritagli di giornale, di articoli e di immagini che si conserva nella Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. È un volume che Signorini ha cominciato a comporre ritagliando giornali ed incollandoli su questo volume a partire dal 1862 fino al 1891, due date significative perchè il ‘62 è l’anno che Signorini considera la fine dell’esperienza della macchia e il ‘91 è un anno in cui Signorini rifiuta di diventare professore dell’accademia, non vuole quindi passare dall’altra parte e considera conclusa in parte la sua carriera.

Questi ritagli di giornale ricostruiscono da una parte l’attività critica di Signorini cioè Signorini ritagliava gli articoli che lui stesso pubblicava, a sostegno della battaglia della macchia, a sostegno della battaglia per un’arte nuova. Però alternava a questi suoi testi articoli scritti da altri sulle sue opere, ricostruendo quindi la fortuna che i suoi dipinti hanno avuto negli anni e le polemiche (molto accese) che accompagnavano la comparsa di queste opere, perchè spesso Signorini come tutti i pittori dell’Ottocento, presentava i propri quadri alle esposizioni che si tenevano annualmente nelle principali città italiane. Signorini espone soprattutto a Firenze, Torino, Roma, parte poi anche a Venezia. Quindi questo volume prezioso per ricostruire la carriera di Signorini è stato un po’ anche il filo rosso che ci ha guidato nell’organizzare la mostra che ripercorre la carriera di Signorini presentando delle opere di cui lui stesso parla e di cui a suo tempo hanno anche tanto discusso. Il fatto che Signorini non si sia mai autoritratto è molto comune agli altri macchiaioli, che in realtà si autoritraggono poco. Probabilmente Signorini non si autoritrae mai perchè pensa che bastino le sue opere a parlare di se stesso e questa sua continua sperimentazione e questo continuo mettersi in gioco che il pubblico può seguire attraverso le sue opere. Una sperimentazione legata ai viaggi e ai soggiorni di studio fondamentali nella sua carriera: viaggi in Italia e all’estero che l’hanno reso un pittore anche per questo non locale, non toscano ma nazionale e internazionale.