Veneziani

Jole Veneziani è per la moda l’inizio della moda italiana. Ha avuto un ruolo determinante in quella prima presentazione fiorentina del 1951 e ha continuato a giocare questo ruolo per molti anni Beppe Modenese Se penso alla Veneziani ne ho un’immagine né pomposa, né ricca né fatua: fra i creatori di quegli anni è stata senza dubbio la più d’avanguardia Adriana Mulassano Jole Veneziani è stata pioniera e forse non superata Maria Pezzi  

MILANO – VILLA NECCHI CAMPIGLIO DAL 10 OTTOBRE AL 24 NOVEMBRE 2013 JOLE VENEZIANI ALTA MODA E SOCIETÀ A MILANO

Un’esposizione rievoca, attraverso un’attenta selezione dei materiali dell’Archivio Veneziani, la figura e la carriera della stilista che è stata tra i fondatori dell’Alta moda italiana e pioniera del Made in Italy nel mondo. Quello di Milano è il primo appuntamento di un progetto che, una volta terminato lo studio sul patrimonio dell’Archivio, si concretizzerà in una grande mostra itinerante che porterà l’Atelier Veneziani nelle capitali europee e del Far East.

Dal 10 ottobre al 24 novembre 2013, Villa Necchi Campiglio a Milano, la casa museo di proprietà del FAI – Fondo Ambiente Italiano, ospita una mostra che rievoca la storia di Jole Veneziani (1901-1989), protagonista della creazione, negli anni Cinquanta e Sessanta, dell’Alta moda italiana e pioniera dell’affermazione del Made in Italy nel mondo, nonché figura di primo piano della rinascita postbellica di Milano.

La rassegna, curata da Fernando Mazzocca, promossa dalla Fondazione Bano e dal FAI, presenta abiti d’epoca, bozzetti e fotografie, oltre a filmati, documenti, oggetti di sartoria, scelti tra gli oltre 15.000 pezzi dell’Archivio Veneziani, lascito personale fatto direttamente a Federico Bano nei primi anni Ottanta.

“L’esposizione – afferma Federico Bano, presidente della Fondazione Bano – è la prima di una serie di iniziative che, attraverso lo studio del suo sterminato archivio, hanno l’obiettivo di riportare d’attualità il messaggio creativo di Jole Veneziani, la Madre dell’Alta Moda Italiana, grande, grandissima artista nel suo genere, la prima a far parlare il mondo contemporaneo dell’oggi tanto celebrato Made in Italy”.

L’allestimento, studiato da Corrado Anselmi, è stato appositamente pensato per far dialogare in modo armonico le creazioni di Jole Veneziani con i ricchi ambienti di Villa Necchi Campiglio, combinando la storia della moda e del costume, con quella della Milano del Novecento.

Milano è stata la citta che accolse una giovanissima Veneziani quando, da Taranto, si trasferì con tutta la sua ricca e numerosa famiglia. Fu proprio nel capoluogo lombardo dove, dopo una breve esperienza come amministratrice di un’importante ditta di pelli, sviluppò la sua vocazione per la moda e un fiuto da vera imprenditrice. Il visitatore è accolto da una schiera di manichini che indossano i capi più belli e gli abiti più preziosi creati da Jole Veneziani, che raccontano la giornata tipo di una elegante signora milanese, dalla preparazione della tavola per il pranzo, al rito del gioco delle carte, agli eleganti incontri del pomeriggio. Jole Veneziani comprese come, anche negli anni più bui della seconda guerra mondiale, si andassero manifestando un desiderio di rinascita e la voglia di ritornare alle gioie della vita. Nel 1937 aprì un laboratorio di pellicceria in via Nirone cui si affiancava la sartoria nel 1943, e nel 1946 la produzione di Haute Couture, dopo aver trasferito definitivamente nel 1944 la sua sede in via Montenapoleone in una Milano ancora sotto le bombe e piena di macerie. Proprio per far rivivere al pubblico lo spirito di quegli anni, a Villa Necchi Campiglio verrà ricostruita l’atmosfera dell’Atelier Veneziani di via Montenapoleone, con oggetti di sartoria e modelli originali accompagnati dalle foto d’epoca degli ambienti e da quelle delle modelle in sala prove. La sua creatività e la sua professionalità la condussero a partecipare alla storica, e prima, sfilata di moda di Villa Torrigiani a Firenze, nel 1951, che segnò la nascita dell’Alta moda italiana. Organizzata da Giovanni Battista Giorgini, l’evento vide la presenza dei cosiddetti ‘13 apostoli della moda italiana’, esponenti delle più importanti sartorie d’Italia, che seppero rompere il monopolio francese e aprire la strada al Made in Italy e imporsi sul mercato americano, allora il più importante, come vera alternativa. Proprio in quell’anno, con la linea Veneziani Sport – dove trionfò un impermeabile bianco con cappello da pioggia destinato a battere il record di vendite e diventare nella stagione immediatamente successiva un capo indispensabile per le donne statunitensi – venne celebrata dalle grandi riviste come Vogue e Harper’s Bazaar – nel 1952 Life le dedicò la copertina – riuscendo a imporre e far riconoscere al mondo il suo stile semplice, essenziale e modernissimo che si avvicinava a quello di Capucci.

Il percorso espositivo prosegue con la sezione che si focalizza sul personaggio di Jole Veneziani. Sempre accompagnato dai modelli originali delle sue creazioni, si possono seguire le tracce della sua storia; anche quella personale, attraverso le fotografie che la ritraggono bambina nella grande famiglia a Taranto, poi giovane donna, quindi matura; questi ultimi ritratti sono caratterizzati dalla presenza immancabile degli occhiali di lustrini, diventati uno dei suoi tratti distintivi più riconoscibili.

Per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta, il lussuoso atelier della Veneziani al numero 8 di via Montenapoleone non è stato solo la grande officina creativa di uno stile unico e universalmente apprezzato, ma anche un centro di aggregazione della mondanità milanese, grazie alle clienti celebri, attrici e regine del ‘bel mondo’, con cui lei, temperamento curioso e vivacissimo, intrattenne anche rapporti di amicizia. Da quelle sale dorate e risplendenti di specchi sono passate Josephine Baker, Marlene Dietrich, Maria Callas, Elsa Martinelli, Lucia Bosè, Wally Toscanini, Anna Proclemer, Giovanna Ralli, Paola Pitagora, Anna Bonomi Bolchini, Ljuba Rizzoli, Emanuela Castelbarco, Sandra Milo, Franca Rame, Ornella Vanoni. Con alcune di esse s’instaurò un rapporto di forte complicità. È il caso di Sandra Milo, la quale, in occasione della prima a New York di Giulietta degli spiriti di Fellini, “mi aveva chiesto – ricordava la Veneziani – di prepararle un guardaroba tutto azzurro, per stare in carattere col personaggio interpretato che doveva apparire come una donna morbida, burrosa, gentile, zuccherina”.

Nel suo atelier, contraddistinto da un permanente profumo di caramello che saliva dalle cucine dello storico caffè Cova e da un gusto, ancora dominante nella ricca Milano borghese del secondo dopoguerra, per quel Settecento rivisitato già ritornato in voga negli anni del Secondo Impero, Jole Veneziani regnava tra stuoli di lavoranti, modelle che si muovevano come eleganti danzatrici e, com’ebbe modo di scrivere Edgarda Ferri, “quiete collaboratrici che si affacciavano da una tenda di raso dai riflessi dorati per dire: «è al telefono la contessa SB», oppure: «Sta arrivando la marchesa BD», o ancora «è al telefono Wally Toscanini»”. Proprio l’ottimo rapporto d’amicizia con la famiglia Toscanini le dischiuse il mondo dorato della Scala. Quello della ‘Prima’ era un appuntamento elettrizzante, simbolo di rinascita della città, dove molte delle signore andavano vestite proprio con i suoi magnifici abiti, realizzati appositamente per l’occasione e dei quali bisognava, come rito da rispettare, tenere segreto, fino all’ultimo, qualsiasi particolare. Il suo rapporto con il teatro milanese si rinsaldò ancor di più quando l’allora soprintendente alla Scala, Antonio Ghiringhelli affidò a lei il compito e l’onore di ‘infiorare’ il teatro milanese la sera del 7 dicembre, sostituendosi al francese Balmain.

L’esposizione documenta inoltre la collaborazione tra Jole Veneziani e l’Alfa Romeo per la produzione delle prime, e rivoluzionarie per l’epoca, automobili con le carrozzerie colorate. Al ritorno da un viaggio negli Stati Uniti dove aveva visto delle auto “allegre, colorate come caramelle, scintillanti e guizzanti sotto il sole”, incontrò i dirigenti della casa di Arese per proporre la produzione delle scocche in sette gradazioni di colore, abbinate a una serie di interni corrispondenti. Il successo fu immediato e subito copiato da altre case automobilistiche, prima fra tutte, la FIAT. Come ebbe a ricordare la stessa Jole Veneziani, “Io per questa idea, non pretesi neanche una lira: ero molto contenta di fare qualcosa per il mio Paese e inoltre mi toglievo di torno tutto quel nero deprimente”.

La rassegna si chiude idealmente con la sezione che testimonia la quantità di premi e di riconoscimenti italiani e internazionali che hanno consacrato la sua carriera, tra i quali vanno ricordati la Medaglia d’oro del Museo di Philadelphia (1953), il Premio della critica di moda (1960 e 1964), l’ Oscar della moda (1961) e quello della calzatura (1969); o ancora quelli che premiarono la sua imprenditorialità, come i due premi Necchi (1953 e 1961), la nomina a Cavaliere al merito della Repubblica (1970) e a Grande Ufficiale della Repubblica (1974).

Non mancherà l’incontro con il cinema, il teatro e la televisione con un’apposita area nel percorso in cui verranno proiettati filmati d’epoca.

Accompagna la mostra un album fotografico, pubblicato da Marsilio editori.

Modello Veneziani, primi anni ‘60
Archivio Veneziani, Fondazione Bano

New York, modelli Veneziani, primi anni ‘50 - Archivio Veneziani, Fondazione Bano

L’Archivio Veneziani È il 2007 quando questo progetto, rivolto alla conservazione e alla tutela della memoria artistica della creatrice di moda Jole Veneziani, prende forma. Un progetto che ha visto Fondazione Bano impegnata in un intenso lavoro di catalogazione e inventariazione del materiale proveniente dallo storico atelier della famosa stilista, grazie alla collaborazione col Corso di Laurea in Cultura e tecnologia della moda dell’Università di Padova e l’Università IUAV di Venezia. Con oltre 15.000 pezzi tra abiti, tessuti, disegni, fotografie e accessori, l’Archivio Veneziani, pervenuto a Federico Bano, Presidente dell’omonima fondazione, nei primi anni Ottanta, è ancora oggi oggetto di ulteriori approfondimenti. L’obiettivo è di conservare e tutelare la memoria storica di questa grande sarta che è stata uno dei protagonisti del made in Italy e indiscusso esempio di creatività, entusiasmo e imprenditoria femminile, e del suo atelier. Questo materiale, soprattutto il nucleo delle oltre duemila fotografie realizzate spesso da grandi fotografi, costituiscono anche una straordinaria documentazione, per i personaggi, i luoghi e le situazioni rappresentati, della storia e della società italiane tra la seconda metà degli anni Trenta e gli anni Sessanta. L’archivio non vuole essere solo questo, ma anche un’opportunità di crescita, di studio e testimonianza ‘viva’ di un momento così importante della Moda Italiana e della sua creatività. Per tale motivo ha aderito al progetto “Archivi della moda del Novecento”, elaborato da ANAI e del Ministero per i beni e le attività culturali.

Villa Necchi Campiglio Villa Necchi Campiglio di Milano (via Mozart 14) è stata realizzata da Piero Portaluppi tra il 1932 e il 1935 per il nucleo familiare composto da Angelo Campiglio, sua moglie Gigina Necchi e sua cognata Nedda. Il mondo dei Necchi Campiglio è quello dell’alta borghesia industriale lombarda, classe agiata, ma anche tenace lavoratrice e al passo coi tempi. A Portaluppi subentrerà Tomaso Buzzi, che, nel secondo dopoguerra, conferirà alle sale un aspetto più classico e tradizionale. La Villa ospita inoltre la Collezione Alighiero ed Emilietta de’ Micheli e, al piano terra, la Collezione Claudia Gian Ferrari di opere italiane del XX secolo. Villa Necchi Campiglio è un Bene del FAI – Fondo Ambiente Italiano ed è inserita nel circuito Case Museo di Milano.

Milano, ottobre 2013