La mostra in sintesi

Con la sua arte e il suo fascino tutto italiano riuscì a sedurre la Parigi delle Esposizioni Universali. A quella del 1878, l’ultima prima della sua prematura scomparsa, era presente con ben 11 opere, segno dell’enorme considerazione di cui godeva.

Si confrontava, alla pari, con Degas e Monet e gli Impressionisti sapendo cogliere il meglio delle loro novità, ma interpretandole con gusto e sensibilità del tutto originali. L’italien era amato dalla critica e le sue tele ambite dal grande collezionismo internazionale. Sposato con una brillante francese, Léontine, la sua casa parigina era il punto di incontro di artisti, intellettuali e dell’alta società. Un artista di successo, quindi, in un città, Parigi, che in questi decenni era la vera capitale culturale e artistica del mondo.

Il suo era un successo veramente meritato e duramente conquistato. Nato a Barletta, presto orfano di entrambi i genitori, viene cresciuto dai nonni, insieme ai fratelli. La sua immediata vocazione per l’arte è osteggiata dai parenti che la considerano una perdita di tempo. Caparbio, riesce comunque ad andare a Scuola di pittura a Napoli, poi si sposta a Firenze dove fa proprie le novità dei Macchiaioli. Poi, a 21 anni, va a Parigi dove “incontra fortuna e amore” e qui rimane, salvo qualche importante soggiorno a Londra di cui ci ha lasciato vedute bellissime, sino alla morte ad appena 38 anni.

E’ un artista italiano e allo stesso tempo internazionale. Sa far proprie le novità della pittura macchiaiola e poi degli amici Impressionisti ma anche gli influssi dell’arte giapponese, metabolizzando il tutto alla luce della sua particolare sensibilità. Paesaggista sensibile ed unico nel tradurre gli effetti ed i contrasti di luce del suo paese natale come i cieli brumosi dell’Île de France, o le nebbie londinesi, con Manet e Degas, è uno dei primi a sperimentare la tecnica del pastello nelle opere di grande formato, assieme alle suggestioni del giapponismo pittorico.

Per questa mostra sono state selezionate e ottenute le opere veramente fondamentali dell’artista, provenienti dalla Pinacoteca “Giuseppe De Nittis” di Barletta (cui furono lasciate dalla vedova), come dai grandi musei francesi o da esclusive collezioni private. Di questi dipinti, molti di grande formato e rari, alcuni vengono esposti adesso per la prima volta.

Raccontano un mondo e una società in veloce cambiamento, interpretati con tecnica raffinata e profondità psicologica. Sono vedute, dipinte in plein air, come facevano gli Impressionisti, sulle rive della Senna, ma anche sulle pendici del Vesuvio e lungo il Tamigi. Poi la vita frenetica dei boulevards, i divertimenti e il tempo libero nei grandi parchi, il vitalismo che si respirava nelle corse dei cavalli e negli altri luoghi della mondanità, poi la vita dei salotti à la page, primo fra tutti quello della Principessa Matilde. Sono la fragranza, la vitalità, l’intensità di un’epoca quelle che De Nittis fa rivivere sulle pareti di Palazzo Zabarella. Grazie ad una mostra che, più di ogni altra precedente, rende giustizia alla grandezza dell’artista, un pittore che oggi si conferma tra i grandi protagonisti della scena mondiale del secondo Ottocento.